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Il Capodanno Veneto

Il primo giorno di marzo, anche se molti (anche veneti) non lo sanno, ricorre il Cao de Ano, il Capodanno Veneto. Qui di seguito incollo una parte della pagina dedicata su Wikipedia.

Il capodanno veneto, fissato il 1º marzo, era quindi una festività ufficiale della Serenissima Repubblica. L’uso di fissare l’inizio dell’anno in corrispondenza dell’inizio della primavera e del risveglio naturale della vita era pratica arcaica molto diffusa e riscontrabile anche in altri calendari, come nel caso del capodanno cinese.

La tradizione del capodanno veneto tuttora sopravvive nelle tradizioni di alcune zone della pedemontana berica, dell’altopiano di Asiago e in varie feste locali del Trevigiano, del Padovano a Onara e del Bassanese, che la ricordano con l’usanza del Bruza Marzo (o Bati Martho o Bati Marzo o ciamàr Marzo), che significa risvegliare l’anno nuovo.

In certe zone si offre tutt’oggi lo spettacolo di grandi falò per propiziare l’anno nuovo; in altre, come a Valdagno nella valle dell’Agno in provincia di Vicenza, si fa “Fora Febraro” con i “sciòchi col carburo” (botti provocati facendo scoppiare l’acetilene, prodotto unendo il carburo di calcio con l’acqua) e i bimbi girano per le strade battendo su pentole e coperchi, o trascinando in bicicletta o a piedi delle lattine vuote (un tempo si usava trascinare la catena del camino, che così diventava lucida), con l’idea che il rumore scacci il freddo Febbraio.

Potete leggere la pagina completa cliccando qui.
Il video è di Giovanni Giusto, dalla sua pagina Facebook.
L’immagine è stata “rubata” a questa pagina.
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Cos’è il “groove”?

Sono appena alla seconda puntata della mia trasmissione radiofonica “So tuto un groove”, ma già in molti mi hanno chiesto cosa significhi la parola groove.
Letteralmente, traducendo dall’inglese, significa solco; ma nello specifico, in campo musicale, significa un qualcosa che io, appassionato di musica da quando son nato, ho sempre “capito” ma che non saprei come spiegarlo a chi non lo sa. Per farlo, quindi, vi copio qui di seguito, la spiegazione tratta da Wikipedia.


La parola inglese groove indica una serie ritmica che si ripete ciclicamente, generalmente ogni battuta. È un termine popolare, in uso già dagli anni sessanta. La sua traduzione letterale è solco, scanalatura e in ambito musicale indica il solco dei dischi in vinile; esiste tuttavia anche il verbo inglese to groove, in uso dagli anni sessanta con il significato di divertirsi intensamente. Si può considerare l’equivalente di quello che in campo melodico è definito riff.

Il termine “groove” è molto usato nella black music e nei suoi derivati e lo si usa anche per definire un certo portamento del ritmo tipico di taluni generi come per esempio funk e Rhythm and blues (dove si parla spesso di ritmi shuffle). Più nello specifico, per groove si intende l’espressione che dà il corpo nel ballo, spinto dal soul di quella musica. Si differenzia da quello che nel jazz è definito swing soprattutto per un’indicazione più marcata di ripetitività. Caratteristica comune a entrambi i concetti è la possibilità di inserire minime variazioni all’interno della sequenza ritmica.

Gli Earth, Wind & Fire, famoso gruppo musicale disco, usarono il verbo nella celebre canzone Let’s Groove del 1981, con il significato di “divertirsi (ballando)”.

È entrato nel gergo comune il modo di dire “ha un bel groove”, intendendo una musica o un musicista in grado di creare una potente empatia con l’ascoltatore tramite il solo linguaggio ritmico. Un’espressione gergale assimilabile in uso negli ambienti musicali può essere “ha un bel tiro”.

Il termine è stato utilizzato successivamente dalla cantante pop Madonna nel testo del suo singolo di successo Into the Groove, parte della colonna sonora del film Cercasi Susan disperatamente del 1985, giocando sull’ambiguità di significato della parola intesa come “solco” e “impulso ritmico”.

Nella musica heavy metal, il termine groove, a partire dai primi anni ‘90, viene utilizzato per indicare un sottogenere, appunto groove metal, in cui si da particolare enfasi ritmica grazie a riff di chitarra più lenti e sincopati rispetto a quelli del thrash metal da cui deriva.